Quote rosa ad Oriolo. Le precisazioni

Quote rosa ad Oriolo. Le precisazioni

ORIOLO - Avevamo scritto, in un articolo pubblicato la scorsa settimana, della sentenza del Tar Calabria che riteneva inammissibile il ricorso presentato per l’assenza di quote rosa in giunta. Le ricorrenti, signore Blotta e Varlaro, che affidarono all’avvocato Pierfrancesco De Marco il ricorso al Tar, in una nota precisano, “per amore di verità” che “la sentenza n. 278/15 con cui il Tribunale Amministrativo ha statuito l’illegittimità del decreto sindacale del 04/06/2014 , annullandolo, è passata in giudicato e, dunque, la statuizione in essa contenuta è intangibile”. La nota prosegue evidenziando che “avendo poi il Sindaco di Oriolo, con un nuovo decreto sindacale, riconfermato la medesima giunta, tutta al maschile, le ricorrenti si erano nuovamente rivolte al TAR, quale Giudice dell’ottemperanza, per verificare il rispetto della precedente statuizione”.

“Le sentenze si accettano – afferma l’avvocato de marco - ma resta il fatto che dopo una decisione, passata in giudicato, di annullamento del decreto sindacale di nomina di una giunta solo maschile è stato adottato un nuovo decreto che ha rinominato la medesima giunta comunale. Così come resta il fatto che il Giudice Amministrativo ha censurato in prima battuta l'esclusione delle donne dalla giunta comunale”. Quella portata avanti dalle sigg.re Varlaro e Blotta, per come sostiene l’avvocato De Marco, è stata una battaglia di civiltà e per il rispetto delle regole e non sminuisce “l’obiettivo raggiunto con la sentenza di annullamento del primo decreto sindacale la circostanza che delle 14 donne, di cui due consigliere di maggioranza, successivamente contattate dal Sindaco nessuna abbia inteso accettare l’incarico di assessore del Comune di Oriolo”. “Semmai – aggiunge De Marco - ciò induce a riflettere sul fatto che la mancanza di donne nei ruoli chiave, di cui sempre ci si lamenta, è dovuta spesso al rifiuto da parte proprio delle donne di assumersi tali responsabilità”. Di fatto, con la loro battaglia, per come fa rilevare l’avvocato De Marco, le due cittadine avevano offerto alle donne l'opportunità di esercitare un ruolo amministrativo per la loro comunità, portando una voce femminile all'interno della giunta, “ma evidentemente nessuna tra coloro a cui è stata offerta ha voluto coglierla”.

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