Ordinanza Coronavirus, il sindaco di Fagnano minaccia le dimissioni In evidenza

Il Municipio e, nel riquadro, il Sindaco Tarsitano Il Municipio e, nel riquadro, il Sindaco Tarsitano

FAGNANO CASTELLO - «Mi sento mortificato, ho voglia di lasciare». Inizia così lo sfogo di Giulio Tarsitano in una nota inviata alla stampa e riferita alla vicenda che ha visto il Prefetto annullare una propria ordinanza sul “Coronavirus”.

«Prendo rispettosamente atto della decisione – prosegue – con riserva d’impugnativa davanti al Giudice amministrativo, perché continuo a rivendicare la legittimità del provvedimento, avendo vietato, nell’esclusivo interesse dei miei cittadini, il solo ingresso nel territorio comunale a individui provenienti dai Comuni indicati nel D.P.C.M. (articolo 1, comma 1, lett. a; cosiddetta zona rossa), per i quali il Presidente del Consiglio Conte ha disposto il divieto d’allontanamento». L’ordinanza, n. 5 del 23 febbraio, era limitata a soli dieci comuni lombardi ed uno veneto, ma «con decreto prefettizio del 26 è stato annullato perché ritenuto “ultroneo ed ingiustificatamente restrittivo nei confronti d’una vasta fascia della popolazione nazionale, ponendo, arbitrariamente limiti alla circolazione delle persone sul territorio nazionale”, quindi, sproporzionato». Il sindaco fagnanese dice di «averlo fatto con il solo fine di tutelare la comunità di cui mi onoro di a capo dal 2012», e poi si chiede «come può il signor Prefetto aver scritto che avrei posto arbitrariamente limiti alla circolazione d’una popolazione, alla quale il Presidente del Consiglio, di cui il Prefetto è diretta espressione, ha imposto il divieto di non allontanarsi da quei paesi?». Tarsitano «non nasconde la delusione per l’accaduto», ed aggiunge «è notorio che siamo diventati dei “parafulmini”, chiamati spesso alle nostre responsabilità e spesso incriminati (vedi vicenda “Gole del Raganello”), ma quando qualcuno tenta di tutelare le proprie comunità, rischia d’essere messo alla “berlina” dai media, sovente facendo di tutta “l’erba un fascio”». E, infine, non può sottrarsi dall’affermare: «Purtroppo, la mia ordinanza è stata coinvolta nella querelle mediatica di Malvito, dove da tempo è in atto una “faida familiare” tra zio-sindaco e nipote-consigliere comunale, non colta da certi media, che ha fatto sì che la vicenda assumesse toni grotteschi ed offensivi per la stessa nobile comunità malvitana, il cui sindaco però aveva originariamente adottato un’ordinanza ben diversa dalla mia».

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