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Protesta del Real Sant'Agata presso Figc e Lega arbitri  

Il presidente Quintieri ed il suo vice Vaccaro Il presidente Quintieri ed il suo vice Vaccaro

 

 

SANT’AGATA D’ESARO - In attesa che possa esserci una ripresa agonistica oggi più che mai in forse, il Real Sant’Agata – tramite il presidente Stefano Quintieri e come preannunciato dopo la gara con l’Amantea – fa la voce grossa con la Lega Calabra e con la sezione regionale dell’Aia. In una missiva indirizzata a Catanzaro, al presidente Saverio Mirarchi ed a quello degli arbitri Francesco Longo, vengono segnalati «gli spropositati provvedimenti disciplinari a carico della società».

E pur essendo «rispettosi delle decisioni delle terne arbitrali», c’è il ragionevole dubbio che «quella del 25 ottobre a San Marco Argentano abbia preso di mira ed “eccessivamente penalizzato” una squadra che – in campo e fuori – ha solo protestato verso decisioni ritenute «fuori dagli schemi del regolamento». Esiste una «buona fede delle decisioni», ma la società ritiene che «nei secondi 45’ ci sia stato un radicale cambio di comportamento che ha voluto “punire” oltremodo la compagine, dopo una prima frazione di gara correttissima (un solo ammonito) e assenza d’animosità anche per merito dell’Amantea». Non è andato giù il periodo di squalifica: fino al 28 dicembre per il difensore Ceesay, per «delle proteste trasformate in “comportamento minaccioso e tentativo d’aggressione». «Un fatto che non esiste – puntualizzano – poiché sulla pagina social ci sono anche le immagini del match che dicono altro». Poi, c’è stata la squalifica fino al 25 novembre del dirigente Raffaele Vaccaro e di Francesco Galeano (dalla panchina) con due giornate per proteste, così come per Antonello Esposito (dal campo, rosso diretto non motivato), che ha visto «stranamente l’arbitro far riprendere il gioco a favore del Sant’Agata». La dirigenza ritiene di aver dimostrato «grande parsimonia anche per i grandissimi sacrifici a cui è sottoposta giocando per la seconda stagione di Promozione in un campo sportivo che non è il suo non avendone altri, e che – per questo – non va né avvantaggiata né penalizzata ma soltanto “rispettata”».

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