Diga dell'Esaro: «Ridateci i nostri terreni» In evidenza

Impianti sul cantiere ormai abbandonato Impianti sul cantiere ormai abbandonato

SANT'AGATA DI ESARO - «Le scrivo con il cuore pieno di rabbia e di dolore affinché Lei possa assumere, finalmente, la decisione di dichiarare conclusa la Diga dell’Esaro». Comincia così la "Lettera aperta" di Domenico Tolve già sindaco di Sant'Agata di Esaro per due legislature, alla presidente della Regione, Jole Santelli. «Ho sempre sostenuto la validità dell’opera, definita strategica per lo sviluppo della Calabria da tutti i governi che si sono succeduti alla guida della nostra regione.

E’ con grande rammarico se dopo 40 anni mi vedo costretto anch’io a condividere il giudizio di quanti, in questi anni, hanno sostenuto che la Diga dell’Esaro fosse uno dei più grandi scandali italiani. Mi rendo conto, troppo tardi, delle bugie che hanno stravolto la vita a migliaia di cittadini. Lotte per il lavoro e lo sviluppo, illusioni e speranze, sono state, purtroppo, disattese. Non rimane che un territorio violentato, distrutto, inquinato da strutture e attrezzature fatiscenti costati milioni di euro ed una comunità che ormai, distratta e impoverita, assiste impotente allo sfacelo socioeconomico in cui è caduta. Soprattutto centinaia di operai che inizialmente lavoravano nei cantieri e che, esauriti gli ammortizzatori sociali di cui hanno inizialmente usufruito, sono finiti nel baratro della solitudine, della disoccupazione e della povertà. A niente sono valse le promesse e gli impegni di un’intera classe politica che, ahimè, si sono infranti con una burocrazia regionale che rappresenta il vero ostacolo ad ogni rinnovamento e sviluppo della nostra regione. Centinaia di milioni di euro sono finiti nelle mani di società senza scrupoli che hanno potuto speculare indisturbate approfittando della fragilità del sistema istituzionale calabrese e della sua subalternità ad interessi politici ed economici di poteri forti. È giunto il momento di dire BASTA. Sono diventato vecchio ad inseguire un sogno mai realizzato. Avverto la responsabilità di chiedere scusa ai cittadini per non aver compreso in tempo la vera posta in gioco e combattuto con più determinazione contro gli interessi, palesi e occulti, che si celavano dietro un’opera che doveva servire ad un uso plurimo delle acque (irriguo, potabile, energetico) di cui aveva ed ha bisogno la nostra regione. Presidente Santelli, rivogliamo il nostro territorio e pretendiamo le risorse per bonificarlo e metterlo in sicurezza. Lei può e deve farsi carico dei disagi di centinaia di famiglie ingannate dal miraggio di uno sviluppo mai arrivato. La giunta regionale che Lei presiede ha la possibilità di dire finalmente la verità sullo sperpero di denaro pubblico e rimediare all’inganno subito dalle nostre popolazioni inaugurando una nuova stagione della politica e delle istituzioni regionali. Mandi le carte alla Corte dei Conti e dica chiaramente, una volta per tutte, che la Diga dell’Esaro è un capitolo chiuso.
Contemporaneamente si faccia carico di nuovi investimenti per il ripristino del territorio, la salvaguardia ambientale e lo sviluppo ecocompatibile della Valle dell’Esaro. Oltre quattrocento ettari di piccoli appezzamenti di terreni sono stati espropriati e rappresentano un formidabile accorpamento fondiario suscettibile di investimenti mirati allo sviluppo di colture biologiche e pregiate. Questi terreni versano nel totale degrado e abbandono ma se messi a coltura rappresentano una grande opportunità occupazionale per decine di giovani in cerca di lavoro. E’ in fase avanzata la costituzione di una cooperativa di giovani disoccupati con diverse attitudini professionali che chiedono l’assegnazione di questi terreni. La Regione sostenga questi ragazzi affidando a loro i terreni espropriati e sostenga, con risorse adeguate, un grande progetto di risanamento e di sviluppo ecocompatibile del nostro territorio coinvolgendo l’Università della Calabria, le parti sociali e le associazioni di categoria».

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