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Luzzi. Ex percettori di mobilità in deroga, il sindaco Federico chiede la stabilizzazione

Luzzi. Ex percettori di mobilità in deroga, il sindaco Federico chiede la stabilizzazione

LUZZI - La stabilizzazione dei lavoratori ex percettori di mobilità in deroga. A chiederla è l’amministrazione comunale di Luzzi. Con un’apposita delibera, infatti, l’esecutivo municipale del sindaco Umberto Federico si è rivolto ufficialmente al Governo centrale e alla Regione Calabria affinchè si ponga fine alla situazione di precarietà cui si trovano questi lavoratori e le loro famiglie. 

“Gli ex percettori di mobilità in deroga della Regione Calabria - sottolinea il sindaco Federico in una nota - svolgono dal 2016 attività presso enti locali, uffici giudiziari e sedi territoriali dei ministeri, con una indennità mensile di soli 500 euro e lottano instancabilmente da anni per vedere riconosciuti i propri diritti”. Per il primo cittadino bisogna purtroppo “prendere atto del fatto che la politica che in questi anni non ha affrontato in maniera risolutiva le problematiche riguardanti questa categoria di lavoratori.  Parliamo, infatti, di lavoratrici e lavoratori - prosegue il sindaco di Luzzi - che in questi anni hanno acquisito le conoscenze e l’esperienza necessarie per garantire attività e servizi essenziali negli enti in cui svolgono i propri tirocini. La perdurante situazione di precariato a cui queste persone sono costrette, a fronte tra l’altro di irrisori riconoscimenti economici, che in molti casi rappresentano l’unica fonte di reddito delle famiglie di questi lavoratori, non è assolutamente più tollerabile e ammissibile”. Federico, quindi, si dice pronto ad intraprendere in tutte le sedi competenti “una battaglia senza tregua affinché sia riconosciuta a questi lavoratori, troppo spesso dimenticati e abbandonati a sé stessi, la giusta e doverosa dignità, considerato che continuano a sopperire alla sempre affannosa e cronica carenza di personale di Enti e Ministeri e che rischiano, dopo anni di tirocinio, - conclude - di essere espulsi, dall'oggi al domani, dal mondo del lavoro".

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