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Il fantasma contagioso di Caino dalla penna del terranovese Smiriglia

Il fantasma contagioso di Caino dalla penna del terranovese Smiriglia

ROMA - Una riflessione laica, con prudenti venature filosofiche e poetiche, anche grazie all’insegnamento dell’Umanesimo, per abbattere un personale ed innato estremismo, inseguendo una diversa chiave di lettura della crisi morale di questa civiltà che deve continuare a “fare la storia”.
L’obiettivo è scacciare quel “fantasma contagioso di Caino” il cui delitto macchia in maniera indelebile il genere umano e si ripropone in modo ricorrente sotto forma di guerre, razzismo, dittature e terrorismo.
Dal nucleo familiare più ristretto alla complessità delle realtà statali, ci affligge un susseguirsi di conflitti, orrori e ingiustizie che impongono una nuova interrogazione alla natura umana come epicentro di un’interminabile guerra civile.

Nell’era dell’ansia globale – rappresentata dalle spinte recessive della destrutturazione socioeconomica, del disordine mondiale e del terrorismo internazionale – non basta solo la protesta populista e spesso piagnucolosa contro l’autorità, ma serve analizzarsi e mettersi in gioco per superare i propri limiti e le complicità con i piccoli e grandi clientelismi quotidiani. Serve individuare ed accettare ogni singola responsabilità sullo stato della comunità umana.
Ecco quindi un saggio che non ambisce a risposte certe, ma che prova ad analizzare le cause della “società liquida” cercando di coagularla nella proposta di un nuovo Umanesimo.
L’autore percorre così un’analisi storica del faticoso cammino intrapreso dall’Europa e dal mondo attraverso il Medioevo, il Rinascimento per arrivare all’Illuminismo e al suo “eccessivo ottimismo dei philosophes sull’uomo”. Ma se il tragico novecento ha portato alla nascita dell’Europa unita e pacifica, ora quell’idea è messa in pericolo dalla “crisi di rigetto per colpa di cecità nazionali e ottusità burocratiche” e si riaffaccia l’angoscioso dubbio sul ritorno di Caino e del suo “contagio”.
Un pericolo ancora più evidente nel generale “spaesamento” dell’individuo di fronte alle ferite della globalizzazione “incontrollabile sia per le persone comuni che per le classi dirigenti e che impone soluzioni per una diffusione più ampia della prosperità e una partecipazione più attiva e unita della società civile, senza tornare ai piccoli orti ma affrontando la vastità del campo”.
In fin dei conti il tentativo di una ripartenza spirituale, culturale, materiale verso il più banale ma antico dei sogni: la conquista della felicità o del maggior livello di felicità possibile nella libertà, nella legalità, nell’identità e nella reciprocità.

Gianluca Smiriglia, calabrese di Terranova da Sibari – da una piana di storia antica e greca raffinatezza ormai sommerse – vive a Roma dai tempi dell’università. Nel mondo della comunicazione si occupa di temi economici e finanziari, avendo via via messo insieme esperienze di lavoro nei campi più vari, dall’ambiente al sindacale. Non ha mai abbandonato la passione per la storia, i cui irrinunciabili insegnamenti rappresentano un potente antidoto al veleno dei tempi oscuri che viviamo.
Già autore del volume Teste di Storia: dai volti di maestose biografie e ritratti minimi, le grandezze e gli orrori del potere, e della monografia Carlo Felice di Savoia: cenni sulle riforme giudiziarie durante la Restaurazione.

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