Lettera aperta del dottor Tarsitano sull’emergenza Coronavirus

Un panorama del borgo arbreshe Un panorama del borgo arbreshe

SANTA CATERINA ALBANESE - «Come medico innanzitutto ma anche come cittadino coscienzioso sento il dovere di esprimere la mia preoccupazione per quanto sto vedendo in questi giorni. Sembra quasi che per tre mesi abbiamo visto un film e che non eravamo noi quelli che morivano, soffrivano e piangevano per la perdita dei loro cari, invece eravamo proprio noi».

Inizia così l'accorata lettera del dottor Giovanni Tarsitano, medico di professione che dal 2006 al 2008 ha guidato - da primo cittadino - il piccolo borgo arbreshe. «Quindi - prosegue - o abbiamo perso la memoria o il lume dell’intelletto. Ci siamo dimenticati dei circa 35.000 morti, delle persone finite in terapia intensiva, anche nostri compaesani, di tutti i medici che hanno perso la vita per salvare vite umane, della quarantena, delle autocertificazioni, delle limitazioni della nostra libertà. Oppure siamo coscienti e non ce ne frega niente, succeda quello che succeda. In questi ultimi giorni ho visto assembramenti di ogni genere, compleanni, feste varie senza un minimo di attenzione alle norme di contenimento della diffusione del virus. La mascherina sembra un cimelio da appendere in bella vista allo specchietto retrovisore o al collo come scalda-collo. Riguardo al distanziamento sociale, questo ormai è da intendersi come l’isolamento delle persone che seguono le regole stabilite dal Ministero cioè isolare quelli che rompono le scatole con le “Norme”. Anch’io nel mio piccolo ho visto e sentito soffrire persone per il coronavirus con la loro paura di morire o di essere stati contagiati ed ho fatto tanti sacrifici per evitare il contagio e trasmetterlo ad altre persone incluso un isolamento dai familiari per circa tre mesi, vivendo col terrore di portare a casa il virus ogni volta che andavo a visitare qualcuno con la febbre o sintomi riconducibili all’infezione da Coronavirus. Non voglio ritrovarmi di nuovo in quell’incubo. Il virus non è scomparso come vuole far credere qualcuno ed approfitterà del nostro calo di attenzione per diventare di nuovo aggressivo. Rivolgo il mio appello ai giovani che ormai si comportano come se nulla fosse successo. Pensate alle decina di migliaia di nonnini che non ci sono più e che domani potrebbe toccare ai nostri nonni o genitori che potremmo dover lasciare andar via senza nemmeno una parola di conforto. Non dimentichiamo per favore. Potete festeggiare e stare insieme comunque pur rispettando le regole. Un grazie di cuore a quei ragazzi (mosche bianche) che con grande sofferenza cercano di far capire ai coetanei che stanno sbagliando e che proprio per questo vengono derisi, isolati o addirittura bullizzati. Voi piccoli “paladini della salute” non mollate, siate orgogliosi e più forti di chi vi circonda affinchè il buon senso prevalga sulla negligenza e scelleratezza. Rivolgo un appello anche alle istituzioni affinchè facciano campagne di sensibilizzazione soprattutto nei confronti dei giovani e più efficaci azioni di controllo sul territorio. Sappiate che in questo caso i sacrifici di pochi non serviranno a niente ma solo se lavoriamo insieme ce la faremo».

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